Il rāpsodo assonnato

scritto da Paolo Melandri
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Autore del testo Paolo Melandri

Testo: Il rāpsodo assonnato
di Paolo Melandri

Il rāpsodo assonnato – di Paolo Melandri (7. 7. 26)

Fu un solingo di bossi
e cančfore brolo
dove fregiō, mia Ebe, appresso un molo
che discrimina l’ulve
e i sargassi in un drappo
il torbido calidario frangiflutti;
dove furono gli asciutti
sentieri e le banchiglie d’apollinei
raggi?... drappo silente
o Ebe s’arrubina la tua gonna,
anzi il pontile un rāpsodo s’assonna…

Al volto tuo ritorna castitā,
o Ebe dalla aurea e crespa chioma
che il tuo poeta incide a sbalzo
nel frangente che tramanda
e discioglie una fola
inquieta; se mareggia nostra etā
o la mia sola, dentro al mastio opaco
ove sorge deitā
senza pari, di un lago
lo specchio limpido soverchia e cade
nel trapasso all’arānea,
o dolcezza mia estranea!

Rischiarō la ventura
di una lucida nebbia
(come illune fu il pelago,
Clizia), quando della notte il carro
intrecciava lungo la bassura
gli umidi raggi che tumulo
oggi solo nel lontano
vapore ove soccombo.
Aurea la cinta, nitida la ragia
furono agli occhi splendidi: in un rombo
pallido il prillo della luce adagia.

Tarda č la notte estrema
al suo perdono, gronda
e tremola di lampi
che scomparsi si inoltrano; desolante
limėo di palpebre consuete; tracce
che s’increspano in nome,
forse il tuo, Rita,
se un tremore s’inromita
di mestizia. Č la fine …
Di repente mi accorgo
dell’orrenda presenza anzi il lavacro:
il santo Apollo sorge in simulacro.

/: Paolo Melandri (7. 7. 2026)
Il rāpsodo assonnato testo di Paolo Melandri
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